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Le condizioni di esercizio
dei complessivi meccanici sono determinanti
nella scelta degli anelli di tenuta. I paragrafi seguenti
trattano le problematiche e le soluzioni più comuni. Per impieghi
particolarmente gravosi è opportuno consultare il nostro Servizio Tecnico.
5.1 Influenza
dell'elastomero
sul
fluido da ritenere
E' opportuno considerare innanzitutto l'influenza che il materiale
costituente il labbro di tenuta può esercitare sul fluido
da ritenere. E' il
caso, ad esempio, nel
quale l'anello di tenuta viene a contatto con
prodotti alimentari o farmaceutici per i quali, anche
in relazione all'evolversi della legislazione specifica, è
imposta l'attenta tutela da possibili alterazioni del prodotto. Se
consideriamo i prodotti alimentari, anche il solo odore
che potrebbe essere trasmesso dalla gomma all'alimento ne determinerebbe
l'esclusione dallo specifico impiego.
Diventa quindi di cruciale importanza la scelta del materiale
più adatto al fluido da ritenere.
5.2 Influenza
del fluido da ritenere
sull'elastomero
Il materiale del labbro di tenuta è oggetto di azioni di carattere
chimico e fisico, dovute alla natura del fluido da ritenere ed alla
temperatura d'esercizio. Tali azioni si presentano in modo combinato.
Una temperatura troppo alta può causare una prematura degenerazione
delle caratteristiche del
materiale costituente il labbro di tenuta e l'instaurarsi di
reazioni chimiche tra gli additivi contenuti nell'olio e l'elastomero.
Le conseguenze di queste reazioni chimiche possono
essere:
- un'indurimento del labbro di tenuta quale conseguenza di perdite
di uno o più componenti la mescola
- un rammollimento dell'elastomero causato da assimilazione di sostanze
dal fluido da ritenere o da scissioni chimiche.
E' importante analizzare il comportamento dell'elastomero in
presenza di olii ipoidali (Par. 5.2.1)
e di grasso (Par.5.2.2).
5.2.1 - Olii
ipoidali
Gli olii ipoidali contengono additivi (zolfo, perossidi) che
vengono
liberati per effetto di un aumento di temperatura e
possono innescare reazioni chimiche con i materiali costituenti il
labbro di tenuta. Ciò avviene in particolar modo con
gli elastomeri che contengono le medesime sostenze delle
quali sono composti gli additivi degli olii. Le reazioni chimiche che si
instaurano in questo caso determinano un'ulteriore
reticolazione degli elastomeri con conseguente indurimento
e successiva precoce distruzione del labbro per
usura. Un esempio di questa reazione è data dalla gomma
nitrilica che, pur avendo come limite max di temperatura 120°C,
in presenza di olii additivati può operare a non
più di 80°C.
Se nell'impiego con olii ipoidi le temperature di esercizio risultano
superiori agli 80°C,
occorre prevedere l'utilizzo di mescole più resistenti, quali la
poliacrilica (ACM) od un fluoroelastomero (FPM).
5.2.2 - Grasso
Nella tenuta con grasso il calore generato per attrito durante il
funzionamento viene dissipato con maggiore difficoltà. Ciò può provocare surriscaldamenti del punto
di tenuta per cui è necessario porre una limitazione al
valore massimo della velocità periferica ammessa. Per questo
motivo, normalmente, quando le velocità periferiche raggiungono il 50%
del valore limite indicato per quel tipo
di mescola,
prima di autorizzarne l'impiego
si ritiene opportuno verificarne gli effetti attraverso una prova
pratica.
Casi particolari prevedono l'utilizzo di guarnizioni che, pur essendo
lubrificate con grasso contenuto in un proprio serbatoio interno, sono a
contatto con fluidi diversi (tipo acqua).
In questi casi il surriscaldamento viene contenuto dall'azione
di raffreddamento propria del fluido per cui le limitazioni
sulle velocità periferiche possono essere minori. E' importante
osservare che il livello del liquido da ritenere determina le condizioni
di dissipazione del calore e quindi
la temperatura sul punto di tenuta.
5.3 Temperatura
di esercizio
La temperatura del fluido da ritenere ha un'influenza fondamentale
sulla vita e, quindi, sull'efficienza di un anello di tenuta
(vedi par. 2.1). E' necessario però considerare che alla temperatura propria del
fluido, occorre sommare
una sovratemperatura provocata dall'attrito tra lo
spigolo di tenuta e la superficie dell'albero. L'entità della sovratemperatura
dipende da diversi fattori, tra cui i principali sono:
- rugosità dell'albero (vedi par. 6.2)
- velocità periferica (vedi par. 5.4)
- pressione d'esercizio (vedi par. 5.5)
- tipo di fluido da ritenere (vedi par. 5.2.2)
- lubrificazione (vedi par. 5.6)
- forma del labbro di tenuta (vedi descrizioni in par. 4)
5.4 Velocità
periferica
E' espressa, normalmente in m/sec, dalla formula:
V= [p x
d [mm] x n [giri/min]] / 60 x 1000
L'effetto di tale velocità, a causa dell'attrito tra la superficie
dell'albero e lo spigolo di
tenuta, determina un aumento di temperatura
del fluido nella zona di tenuta. Occorre tenere presente
questo parametro per la scelta del tipo adatto di elastomero
costituente l'anello di tenuta. L'esperienza suggerisce
di non superare i limiti massimi della velocità periferica.
5.5 Pressione
di esercizio
Gli anelli di tenuta nelle forme standard non sono consigliati per
impieghi con pressioni del fluido superiori a 0,5
bar. Infatti,
quando sono sottoposti a pressioni superiori, su di essi
viene ad agire una forza radiale che, sommata a quella della molla,
comprime eccessivamente il labbro di tenuta sull'albero. Ne consegue un
aumento d'attrito con sviluppo di calore e rapida usura. In casi limite
può verificarsi il rovesciamento del labbro. Per
pressioni da 0,5 a 6 bar
occorre prevedere l'utilizzo di un
"anello di sostegno" la cui forma deve "sposare"
esattamente il profilo del labbro di tenuta
(Il Servizio tecnico
ROLF provvederà, a richiesta, a comunicarne
le dimensioni). Quale
soluzione alternativa è anche possibile prevedere l'impiego
di anelli di tenuta di specifica concezione, come il modello
"RPAP".
Questi modelli, oltre ad escludere l'impiego dell'anello di
sostegno, hanno un
ingombro ridotto e risultano di più semplice
montaggio. Possono inoltre essere impiegati nelle
tenute con pressione/depressione alternata. In quest'ultimo caso è
possibile utilizzare anche due anelli contrapposti o di tipo RD. Ricordiamo
che è sempre opportuno riempire parzialmente, con grasso,
lo spazio
libero tra le tenute. Tutti
gli anelli impiegati in presenza di pressioni maggiori ad
1
bar devono venire
assicurati nella sede con un sistema di
ritenuta
(seger, ecc...) al fine di evitarne l'espulsione. Per pressioni
superiori a 6 bar si consiglia di consultare il Servizio
Tecnico ROLF. In casi
particolari e dove le pressioni non raggiungono i valori
massimi, può essere ricavato, nella sede, un dente di sega
di adeguate dimensioni.
5.6 Lubrificazione
La vita ed il buon funzionamento di una guarnizione di
tenuta
dipendono dalla qualità della lubrificazione. Durante
il funzionamento è indispensabile garantire alla tenuta
la continua presenza del liquido lubrificante più adatto
alle condizioni di esercizio preventivate. Qualora esista
la possibilità di un funzionamento a secco, anche per brevi
periodi, è consigliabile utilizzare un anello di tenuta con
parapolvere riempiendo, con grasso adeguato, almeno il
70%
del volume della cavità compresa tra labbro principale e parapolvere.
Una quantità di grasso superiore potrebbe
mantenere i labbri sollevati e generare una perdita. La medesima
procedura è consigliabile anche in presenza di fluidi poco lubrificanti
(quali acqua, liscive, ecc...) e
per gli alberi dei motori a 2 tempi.
Note importanti:
1) Il fluido
lubrificante deve circolare liberamente nella
zona di tenuta. Cuscinetti,
bronzine o supporti vari devono permetterne
il libero passaggio dalla zona di tenuta alla
zona di scarico.
2) E' indispensabile evitare ristagni od impedimenti alla circolazione
del lubrificante.Evitare flange o battute che
superino lo spessore della lamiera di piantaggio lato
molla. Quando ciò non sia possibile, prevedere adeguati
scarichi.
3) Evitare in modo assoluto sovrapressioni, specie se pulsanti.
Prevedere sempre uno sfiato.
4) Quando sia possibile e
se necessario, schermare le tenute per
evitare il turbinio generato dai cuscinetti a rulli.
5.7 Attrito
ed assorbimento di potenza
L'attrito dovuto allo strisciamento della superficie dell'albero
contro lo spigolo di tenuta dà luogo ad una dissipazione d'energia. Per
contenere nei giusti limiti l'energia dissipata occorre che siano
correttamente impostati i seguenti parametri:
- la geometria ed il materiale costituente il labbro di tenuta
- la tensione della molla elicoidale
- la velocità di rotazione ed il grado di finitura dell'albero
- la viscosità del lubrificante
- la pressione d'esercizio
I primi due fattori determinano
il carico radiale dell'anello, cioè la forza con la quale
il labbro di tenuta preme sulla superficie
dell'albero. Il carico radiale è un fattore fondamentale per la
funzionalità dell'anello di tenuta. Un eccessivo carico radiale provoca
un forte attrito con conseguenti alti assorbimenti di potenza e rapide
usure, mentre un insufficiente
carico radiale non dà adeguate garanzie di tenuta.
Il suo valore deriva dall'ottimizzazione delle esigenze di sicurezza
della tenuta e di massimo contenimento della
potenza assorbita.
L'assorbimento
di potenza non ha un andamento costante nel
tempo.
Le resistenze passive sono
maggiori durante il rodaggio ed allo spunto e vanno decrescendo,
seppur lentamente, anche dopo il rodaggio. I
valori di assorbimento di potenza sono misurabili per via sperimentale. Ad esempio,
l'assorbimento di potenza di un anello
per un albero di diametro 100
mm., rotante a velocità
periferica di 10 m/s,
vale 0,19 KW
ovvero 0,26 HP.
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